THE BUTTER MONK

Mattia Barbieri

The Butter Monk

 

Opening reception: Wednesday, January 9th, 6-8pm
Exhibition dates: January 10th – February 17th, 2019

Pablo’s Birthday announces the second solo show of Mattia Barbieri at the gallery, The Butter Monk.

The new works of Mattia Barbieri can be read on several different levels. Expressed in flat and vibrant colors on soft modulating backgrounds, the surface story is one in which we see elegantly balanced still life’s – various containers are staged with arrangements of stems, branches, and leaves in a mannered way. As we continue to look, the displaced staging of the scenes, along with the repetition of the motif, lead to a more metaphorical reading. This is where we meet with Barbieri’s true intention.

In the making of the these works Barbieri was inspired both by the Japanese Zen practice of Ikebana, and that of Medieval Alchemy. These traditions commonly share the essential use of the vessel, both as a tool in their practice, and as a potent metaphysical symbol.

Ikebana, translated as, “Giving life to Flowers”, is a Zen Flower arranging art of refinement dating back to the 7th century. More than simply putting flowers in a container, Ikebana is a disciplined art that expresses Buddhist philosophy, aesthetically and symbolically. For Barbieri, his understanding of this practice serves as a touchstone for his own expression, placing himself into the monks’ perspective to translate his intention into the action of painting.

While Alchemy is a practical science and forbearer of modern chemistry, its symbolism is understood by psychologists such as Carl Jung to represent esoteric spiritual principles. Transmutation of lead into gold is presented as an animistic analogy for personal psychic transformation and purification. All the processing taking place within a vessel that can be seen as a metaphor for consciousness.

Since the beginning Barbieri has deemed his practice as research into the pictorial medium, a reflection about the image and its potentialities. What is the meaning of the artistic act? Of making a mark or representing a story? Therefore his investigations look to the process itself. In previous series, a more overtly Meta position was evident in that he was in part directly painting about painting – making references about the process, materiality, history, and forms – thus, about seeing, about representation, or about expression.

Here, with these paintings of The Butter Monk, Barbieri’s fascination with artistic agency takes on a new aspect as the act comes via the embodiment of a way, to which the painting is in service.

Mattia Barbieri was born in 1985, Brescia, Italy, and graduated from The Academy of Fine Arts of Brera, Milan. He currently lives and works between Milan and New York. Barbieri is the 2012 winner of the Premio Lissone Award from the Museum of Contemporary Art Lissone. His work has been exhibited in solo and group exhibitions widely in Europe.

VERSIONI STANDARD

VERSIONI STANDARD

Mattia Barbieri / Monica Mazzone
Versioni Standard

Opening mercoledì 26 settembre 2018, ore 18
26 settembre – 3 ottobre 2018


 

MARS ha il piacere di ospitare “Versioni Standard”, un progetto di Mattia Barbieri e Monica Mazzone. La mostra si presenta come un’analisi degli ordini architettonici classici, stabilendo un nuovo approccio ideale fra decorazione e sintesi costruttiva della colonna intesa come apparato.

 

Cercando di codificare dettagli e profili appartenenti ad elementi sui generis che direttamente riflettono le ricerche dei due artisti, entrambi utilizzano le proprie peculiarità formali e tecniche per giungere ad un risultato unitario pur mantenendo distinta la varietà stilistica.
I due lavori in mostra, Monico e Mattinzio, dunque, si propongono di essere insiemi coordinati di elementi tesi a costruire un completo sistema di segni e supporti, siano essi di natura scultorea o pittorica, per un ironico schema costituente della variante architettonica verticale. Elemento della celebrazione e struttura portante dell’ambiente che abita, questa sorta di intelligenza lineare che unisce terra e cielo, si palesa in un matrimonio visivo che esplicita il binomio estetico, talvolta opposto, ma che trova una forte coesione di senso nella premessa ontologica.
Le basi delle due sculture verticali riportano in scala la pianta dello spazio espositivo di MARS, quasi sussurrando l’eco formale del luogo in cui sono collocate, non volendo compiere una tautologia, ma piuttosto suggerendo un rapporto estremo con ciò che generalmente viene definito stile: “un senso superiore dell’ordine,…il ritmo greve e regolare,…che giunge agli estremi e ai vertici del raro…E’ lo stile che conferisce loro valore.” (H. Focillon, L’Arte del Buddhismo, 2012 e 2018, Abscondita, Milano).

 

IXION

LA COLLEZIONE,LA SUA EVOLUZIONE E LA RICERCA CULTURALE AL SERVIZIO DELLA CITTÀ

MAC prospetto

5 luglio – 24 settembre 2018

 INAUGURAZIONE: giovedì 5 luglio 2018 alle ore 19.00

La mostra racconta le linee programmatiche del MAC di Lissone attraverso le acquisizioni e le donazioni che hanno arricchito il patrimonio museale negli anni che decorrono dal 2000 al 2018.

Issione non solo mancò di rispetto al padre di sua moglie ma anche all’onnipotente Zeus. A causa della sua ingratitudine, Issione venne flagellato da Ermes, il quale era stato incaricato di estorcergli la frase «i benefattori devono essere onorati», dopodiché venne gettato nel Tartaro affinché scontasse le sue colpe, in eterno.

Al contrario di Issione, il MAC di Lissone si è sempre impegnato nella valorizzazione delle acquisizioni e dei lasciti che ne hanno arricchito il patrimonio artistico. Inaugurato nel novembre del 2000, il museo ha finalmente raggiunto la “maggiore età” e intende festeggiare i suoi diciott’anni di attività con una mostra riepilogativa che esprima la propria gratitudine a tutti coloro che si sono prodigati nell’arricchire le collezioni del MAC.

L’esposizione, che è stata concepita per svolgersi in due momenti distinti, intende tracciare uno spartiacque, illustrando quanto è stato fatto nella “infanzia” del museo e annunciandone il nuovo corso, quello della “maturità”, sempre più incentrato sullo scambio vicendevole tra arte, visual e industrial design. La volontà di aprire i propri depositi, mostrando le opere ivi conservate, è propizia per conoscere e approfondire le linee culturali perseguite dal primo consulente del museo e dai tre direttori artistici che si sono succeduti nel corso degli anni. Claudio Rizzi (2000-2001), Flaminio Gualdoni (2001-2005), Luigi Cavadini (2005-2012) e Alberto Zanchetta (2012-2018) hanno guidato il MAC nell’arco di un ventennio, a ognuno di loro è stato riservato un diverso piano del museo, mettendo in mostra – attraverso le opere e gli artisti – lo svolgimento e lo sviluppo che hanno sa-puto imprimere all’identità museale.

Per un brevissimo lasso di tempo, Claudio Rizzi ha rivestito il ruolo di consulente dell’allora neonata Galleria Civica. Ex direttore della Permanente di Milano, Rizzi era stato incaricato dalla Amministrazione comunale di coordinare il “Premio d’Arte Città di Lissone”, una rassegna originariamente promossa dal Centro Culturale Carlo Cattaneo. Delle tre edizioni da lui curate, dapprima al Palazzo Terragni e poi nella sede museale, sono testimoni i premi-acquisto assegnati a Giorgio Vicentini, Ernesto Jannini, Enzo Maio, Luiso Sturla e Augustín Español Viñas.

Allorquando la Civica Galleria lissonese consegue il riconoscimento dello status giuridico di Museo da parte della Regione Lombardia, modificando la sua nomenclatura da Civica Galleria a Museo d’Arte Contemporanea, l’Amministrazione decide di affidare a Flaminio Gualdoni l’incarico di direttore artistico .

Il primo ciclo espositivo curato da Gualdoni (“Dal Premio alla Pinacoteca”), corrisponde a requisiti di continuità e coerenza con la raccolta storica del “Premio Lissone”. Sviluppata in tre atti, la rassegna offriva un panorama alquanto eterogeneo, sia nelle tendenze sia nei linguaggi, ma aveva anche il compito di incrementare il patrimonio artistico con una ventina di nuove acquisizioni: al versante figurativo appartengono i dipinti di Paolo Baratella, Davide Benati, Luca Caccioni, Bruno Ceccobelli, Mino Ceretti, Enrico Della Torre, Fernando De Filippi, Attilio Forgioli, Giancarlo Ossola; sul versante aniconico si distinguono invece le opere pittoriche di Italo Bressan, Riccardo Guarneri, Claudio Olivieri, Mario Raciti, Sergio Sermidi, Valentino Vago e Claudio Verna.

Spetta sempre a Gualdoni il compito di tenere a battesimo le nuove edizioni del “Premio Lissone”, che da un lato mirano a premiare le nuove tendenze dell’arte, dall’altro cercano di rinsaldare un legame con il passato, premiando i Maestri che avevano partecipato alle edizioni storiche. Per quando riguarda le generazioni più giovani, al museo sono conservati i quadri di Matteo Bergamasco, Helga Franza e Michele Chiossi, mentre i dipinti di Vasco Bendini e Edo Murtić sono un lascito dei Premi alla carriera a loro conferiti.

Alla fine del 2005, la direzione del MAC passa a Luigi Cavadini, la cui attività – protrattasi fino all’estate del 2012 – è stata sensibile al panorama artistico del territorio. A seguito di alcune mostre monografiche, le opere di Gabriella Benedini, Mario De Leo, Max Marra, Giuseppe Monguzzi, Cristiano Plicato e Luigi Stradella entrano infatti nel patrimonio museale.

Sotto la sua egida direttiva, il “Premio Lissone” mantiene invariata la propria formula espositiva, conferendo i premi principali a Jolanda Spagno, Giovanni Cavaliere e José Miguel Pereñiguez.

Sul versante storicistico, si devono a Cavadini l’acquisizione di un disegno di Giorgio De Chirico, un quadro di Tino Vaglieri, due grandi tele di Giorgio Bellandi, un considerevole corpus di opere del concittadino Gino Meloni e gli stravaganti taglieri collezionati da Ico Parisi, che ne aveva affidato la realizzazione agli amici artisti, tra cui ricordiamo i nomi di Enrico Baj, Dadamaino, Sergio Dangelo, Lucio Del Pezzo, Bruno Di Bello, Aldo Galli, Fausto Melotti, Giò Ponti, Carla Prina, Pierre Restany, Emilio Tadini e Luigi Veronesi.

In ordine cronologico, Alberto Zanchetta ricopre la carica di terzo direttore artistico del MAC. Dopo aver ripianificato la programmazione del museo, dotandolo di una maggiore flessibilità e di un’apertura verso il design e l’architettura, Zanchetta ha spesso coinvolto gli artisti nella realizzazione di interventi semipermanenti (tutt’ora presenti all’interno della struttura architettonica), destinando inoltre alle collezioni le opere degli artisti che si sono succeduti nel corso degli anni, tra cui Daniele Bacci, Marco Cingolani, Andrea Di Marco, Marco Fantini, Matteo Fato, Giovanni Manunta Pastorello, Gianni Moretti, Luca Piovaccari, Vincenzo Rusciano, Nicola Samorì.

Oltre a monitorare le nuove generazioni, si ricordano le antolo-giche dedicate a Franco Grignani, Lorenzo Piemonti, Winfred Gaul, Grazia Varisco, Giovanni Campus, Michael Rögler, che lasciano traccia del loro passaggio con un’opera. Ai maestri del secondo Novecento si aggiungono le presenze di Alberto Biasi, Giuliano Barbanti, Alberto Cavalieri, Antonio Scaccabarozzi e Francesco Santambrogio, storico Presidente del “Premio Lissone”. Zanchetta inizia inoltre una sistematica revisione dell’attuale Premio, effettuando rivolgimenti e cabotaggi ad ampio raggio che sfociano nell’acquisizione delle opere di Mattia Barbieri, Davide Mancini Zanchi, Sophie Ko, Paola Angelini, Elsa Salonen, Alessandro Gioiello, Angelo Sarleti e altri ancora.

Nel mese di settembre, le collezioni d’arte cederanno il posto alle collezioni di design e di grafica che costituiscono il nuovo nucleo patrimoniale; questo secondo appuntamento consentirà di conoscere le linee di ricerca più recenti del MAC, un museo che è sempre in divenire, che cresce e cambia di anno in anno.

Come recita lo Statuto dell’ International Council of Museum , i musei sono al servizio della società e del loro sviluppo. Uno dei compiti che un Ente museale deve assolvere è lo svolgimento e la divulgazioni di ricerche d’interesse culturale: in quest’ottica, il MAC non è mai venuto meno alla sua vocazione formativa e informativa. Prestando grande attenzione alla tradizione e alla memoria della cittadina briantea, si è deciso di compilare un piccolo zibaldone di articoli, dattiloscritti e fotografie, grazie ai quali è possibile rivivere la genesi di un patrimonio collettivo che data agli anni Cinquanta. 

ESPERIENZE DI PITTURE EN PLEIN AIR

LE STELLE SENZA IL TRAMONTO

LE STELLE SENZA IL TRAMONTO

*SOLO SHOW*

Villa Ranzanici, via Zanardelli 5, Castenedolo (BS), opening June 10 2017.

Critic text by Stefano Castelli

PABLO’S BIRTHDAY IS AT VOLTA 13 IN BASEL | JUNE 12-17

PABLO’S BIRTHDAY IS AT VOLTA 13 IN BASEL | JUNE 12-17

Showing : Thorsten Brinkmann, Frank Gerritz, Henrik Eiben, Mattia Barbieri, Michael Rouillard, and Shawn Kuruneru.

MATTIA BARBIERI, PER IL MONDO ALLA RICERCA DI STIMOLI CREATIVI

MATTIA BARBIERI, PER IL MONDO ALLA RICERCA DI STIMOLI CREATIVI

Article – GIORNALE DI BRESCIA – by Elisa Cavagnini

MATTIA BARBIERI at Pablo’s Birthday

MATTIA BARBIERI at Pablo’s Birthday

Article- ARTE FUSE – by Kate Murphy

Mattia Barbieri at Pablo’s Birthday Gallery

Mattia Barbieri, uomo con violino 2016, 33 x 40 cm,oil on wood

Milan-based artist Mattia Barbieri makes his solo debut at Pablo’s Birthday Gallery with the exhibition titled Due – The Full Frontal. On view throughout the gallery’s ground floor are Barbieri’s recent oil paintings, which look at traditions of art history through a contemporary lens. While relatively small in size, these works are loaded with layers upon layers of visual information. The aftermath is a picture so dense with reference that it cannot hold onto a single idea or message for very long. By presenting elements and symbols that are disconnected and compete with each other, the artist offers insight on human experience in a digital world where fragmented and ever-changing computer screens are forming our perceptions of reality and each other.

Mattia Barbieri, paesaggio con ermes e argo, 2016, 33 x 40 inches, oil on wood

More directly than any other painting in the exhibition, Paesaggio con ermes e argo pays homage to classical painting’s hierarchy of genres. Here, Barbieiri references the genre of landscape with an exquisite pastoral scene of a green field that culminates in a single tree off in the distance with an atmospheric sky overhead. Look closer and you realize that the painting could be turned 90 degrees counter clockwise to show a similar bucolic scene. The artist distanced the work even further from his old master processors by exploiting the 2-dimensional format. Rendered in pastel blue and pink, two streaks cover the surface, reminding of marks made using a design program such as Photoshop. In the lower right-hand corner, the time has been painted like numbers on a digital clock.

Mattia Barbieri, naive melody 1, 2016, 24 x 30 cm, oil on wood

The series naïve melody consists of four paintings depicting sailing ships at sea that bring to mind the celebrated work of Winslow Homer. These images are layered to various degrees and have a meta-quality about them. Barbieri has portrayed ships as the painting’s subject in the background. While in the foreground, he has painted a Polaroid photo of the large sea vessel. Any sense of narrative, compositional balance, and pictorial depth is obliterated by curving and linear streaks of paint, digitally derived numbers and letters, and swatches of tape that cover the surface.

Uomo con violino presents a dizzying mix of classicism and pop culture. The title translates to man with violin, a subject previously captured by Picasso during his Cubist period. Like Picasso, Barbieri skews reality by breaking up the picture plane and including incongruous elements such as the Ghostbusters logo, a burning cigarette, a figure with a deformed hand, and the time in digital numbers. Graffiti-like gestures strewn the surface making a very loose suggestion of a man’s face.

Mattia Barbieri, Ercole al bivio, 2016, 33 x 40 cm, oil on wood

Ercole al bivio shows an abstract bust of a man articulated by layers of flat lines and shapes. The bust sits on a realistically rendered platform and even casts a shadow suggesting its physical existence. The work’s title translates to Hercules at the crossroads, or Hercules’ choice, a favorite mythological subject of art history that tells the story when the Greek God is faced with the choice between Vice and Virtue. Barbieri has created a contemporary Hercules whose mind is fragmented and riddled with so much information derived from Google search that decision-making becomes nearly impossible.

DUE – The Full Frontal was on view at Pablo’s Birthday Gallery until March 5, 2017.

Kate Murphy

KATE MURPHY

KATE MURPHY IS A NATIVE OF PENNSYLVANIA. AFTER RECEIVING A DEGREE IN ART HISTORY, SHE MOVED TO NEW YORK CITY TO TEST THE WATERS. SHE ENJOYS WRITING ABOUT ART, CULTURE, FASHION, DESIGN, AND TRAVEL. IN ADDITION TO WRITING, KATE WORKS WITH ARTISTS, LEADS STREET ART TOURS, AND MOONLIGHTS AS AN ILLUSTRATOR.

 

DUE-THE FULL FRONTAL, Pablo’s Birthday, New York City

DUE-THE FULL FRONTAL, Pablo’s Birthday, New York City

*SOLO SHOW*

February 4th – March 5th


Reception Saturday, February 11th, 6-9 pm

Mattia Barbieri’s oil paintings develop the idea of Full Frontal, a dimension in which every sign is deconstructed and contaminated by the another that is superimposed on the wooden surface creating one concentrated space-time, in which coalesce a multitude of images ranging from personal experiences to popular culture, from the pictorial experimentation to art history, from traditional craftsmanship to the digital doodle.

 

The heterogeneous and increasingly abundant visual material of contemporary life is metabolized by the artist in compositions that are intended to provide a summary, in a space that brings together frontally several perceptual dimensions. The painting is conceived as an area within which everything happens. There is not a favorite subject in the multitude of elements that appear, rather the painting is layered, it erases itself but always recomposes itself in own its entirety.

In the paintings, the reflection becomes less introspective and symbolic in order to focus on the pictorial language, the perception of images and time in a contemporaneity strongly characterized by digital communication.

The hierarchy between central subject and the background, typical of classical painting, is dissolved in a pictorial surface that receives the most diverse iconography and that, rotating the painting can continue to be enjoyed without losing the compositional balance. In the vision of the image, no detail draws back but each fragment advances frontally without overshadowing. Understood by Barbieri in relation to screens of electronic devices, the paintings take on additional value related to the vision of painting as a support for a writing that records a reality that is constantly changing. Linear time is recorded by the pictorial gaze and transformed in an act that transcends past and present in an essential unity of action.

(Excerpted from the press release of the exhibition Uno The full Frontal by Andrea Lacarpia)

pablosbirthday.com 57 Orchard Street, NY, NY, 10002 212.462.2411 / 917-450-5354

MATTIA BARBIERI AT DIMORA ARTICA

MATTIA BARBIERI AT DIMORA ARTICA

Article – FORME UNICHE – by Sara Cusaro

UNO THE FULL FRONTAL

UNO THE FULL FRONTAL

*SOLO SHOW*

DIMORA ARTICA, september 13 -october 8 2016

critic text: Andrea La Carpia

IL BALLO DELLE OMBRE

IL BALLO DELLE OMBRE

Article – FORME UNICHE – by Michael Rotondi

http://formeuniche.org/il-ballo-delle-ombre-di-mattia-barbieri/

IL BALLO DELLE OMBRE

Arrivato al  block di Viale Stelvio 66, nel cortile interno c’è una micro cittadina di artisti e di “addetti ai lavori”.

Lo Studio Maraniello ospita la personale di Mattia Barbieri e presenta cinque tracce di un circuito visivo che distingue come interprete la narrazione della pratica pittorica.
Nell’indagine messa in atto, la pittura narra di sé attraverso il racconto dell’artista, che rammenta il suo alter ego per mezzo dell’autoritratto. L’io sonda il suo fare esaminandosi allo specchio e generandosi in opera stessa.

Tango for the Shadow. Barbieri discorre con l’altro sé, lo crea prima, ci dialoga dopo: i tre autoritratti, posizionati in parete alla giusta altezza, consentono infatti una diretta relazione visiva con il pittore posto di fronte al quadro come ad uno specchio.

La ricerca tra diversi media (pittura, scultura e grafica digitale) incarnata dai ritratti, quanto nei due piccoli paesaggi, rileva uno spazio in cui la pittura si ibrida con il suo supporto, mutando l’opera in una tridimensionalità che integra l’ambiente circostante al lavoro visivo, come un’esclusiva struttura indivisibile. La scultura centrale, una palma fatta con il legno della pianta stessa; natura morta che fa cadere i suoi frutti, è anch’essa supporto pittorico e scultura allo stesso tempo. I “frutti maturi”, come li chiama Arrigoni nel testo presente in mostra, sono in terra sotto la pianta, sono riferimenti all’io artista e all’alter ego. Quasi degli arcani, sono gli oggetti rari caduti dal cielo ai nostri piedi dove, tra un pezzo di carta, un finto corallo di legno e un oggetto legnoso giallo, ritroviamo altri tre autoritratti; micro sculture.

Una mostra come una magica ballata; danza notturna, ma non è buio pesto, è solo nell’ombra. In fondo a quell’oscurità che ti coccola, che non ti fa paura.

Tutto illuminato da quel colore che come un ironico spasso, ti allontana da essa, The Shadow, dopo averla onorata.

Autoritratto con cappello di paglia; 2016.

Mattia Barbieri (Brescia 1986), è un artista di quella rara capacità, che oltre al fare manuale, si dedica ironicamente a trovare sempre nuove soluzioni verbali attraverso i giochi di parole. Il titolo della mostra ne è l’esempio. Barbieri introduce nell’opera d’arte, sin dall’inizio, un’analisi vigile sulla pratica pittorica o come lui stesso afferma, la “pittura sulla pittura”.

A mio avviso, il dialogo con la pittura che parla di sé attraverso il pittore, e viceversa, pratica molto usata dall’informale italiano ed in “un’azione performativa” anche dall’espressionismo astratto americano, è la cosa più difficile da poter esprimere e ri-creare, in un contesto contemporaneo dove si è saturi da ogni tipo di immagine di qualsiasi provenienza.

La bravura di Mattia è proprio il riuscire ad emergere dal kaos, con un gioco visivo dove lo spettatore si trova in un contenitore incantato, dove la scultura è una pittura e dove la pittura sembra un’immagine vettoriale; riesci a sentirne il dialogo, e come per magia, ti ritrovi nel bel mezzo di una danza senza regole.

Paul Cézanne diceva della pittura, ” C’è una logica colorata: il pittore non deve che obbedire a lei, mai alla logica della mente“.

In questo solo show avviene ciò: l’artista parla con se stesso a proposito di cosa dice la pittura, dei suoi suggerimenti e del formarsi attraverso il sé. Nessuna logica, solo pratica.

Michael Rotondi

MATTIA BARBIERI

TANGO FOR THE SHADOW

4 Maggio – 27 Maggio 2016

su appuntamento dal Lun. al Ven. (info: 3339825998)

STUDIO MARANIELLO , Viale Stelvio 66 – Milano

Michael Rotondi
Nasce a Bari nel 1977. Nel 2003 a Firenze conclude gli studi in Pittura presso l’Accademia Di Belle Arti. Lavora come grafico progettando copertine di dischi ed inizia una carriera di docenza che si muove di pari passo con quella artistica.
Negli ultimi 10 anni ha esposto in spazi pubblici e privati in Italia ed al’estero ed è presente in svariate pubblicazioni.
Nel 2016 entra ufficialmente nel gruppo di artisti Wurmkos.
Oggi è Docente di Pittura all’Accademia di Belle Arti “Aldo Galli” di Como, IED. Vive e lavora a Milano.
TANGO FOR THE SHADOW

TANGO FOR THE SHADOW

*SOLO SHOW*

may 4 – may 27 2016, Studio Maraniello, Viale Stelvio 66, Milan, critic text by Marco Arrigoni

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